«Chi si limita a sperimentare l’IA rimane uno spettatore. Chi integra l’IA nel proprio lavoro diventa un precursore. La maggior parte delle PMI svizzere non fallirà a causa della concorrenza, ma perché non sarà presente nel momento dell’IA – quel punto di svolta in cui le aziende devono rendersi conto che l’IA non è un’assistenza, ma riorganizza il lavoro e determina così la concorrenza futura.
Il salto quantico inizia dove l’IA svolge il lavoro: con i cosiddetti workbot, che preparano, controllano e completano i processi in modo autonomo. È così che nasce il nuovo vantaggio competitivo – in particolare per le PMI, dove la mancanza di tempo è il principale collo di bottiglia.
Lo dico volutamente in modo provocatorio. Perché l’IA non è una moda passeggera per le PMI. È la nuova logica della produttività e della concorrenza.
1. L’IA riorganizza il lavoro
L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui lavoriamo. E anche il modo in cui organizziamo il lavoro. Dai ruoli e dai processi decisionali, passando per le responsabilità e la velocità, fino agli standard di qualità.
La Svizzera è più avanti di quanto molti credano. Secondo il Microsoft Work Trend Index 2025, l’80% dei dirigenti svizzeri considerava il 2025 un anno importante per ripensare la strategia e i processi legati all’IA.
L’IA, quindi, non viene introdotta: l’IA viene gestita. Chi la delega come progetto IT, ottiene isole pilota. Chi concepisce l’IA come logica operativa, guadagna un vantaggio.
2. L’IA dà respiro alle aziende
La quotidianità nelle PMI significa: troppi compiti, troppo poco tempo. Secondo il Microsoft Work Trend Index 2025, a livello globale il 53% dei dirigenti richiede maggiore produttività, mentre l’80% dei collaboratori afferma che le proprie energie sono appena sufficienti per far fronte al carico di lavoro.
Non c’è da stupirsi che la Svizzera si stia muovendo rapidamente verso gli agenti di IA. Il 52% delle organizzazioni svizzere dichiara nell’indice di utilizzarli già per l’automazione dei processi aziendali. Il 72% prevede di integrare agenti di IA come membri digitali del team nei prossimi 12-18 mesi.
L’IA nelle PMI non è quindi un progetto di innovazione: è gestione della capacità. Chi la impiega correttamente guadagna tempo per i clienti, la qualità e la leadership.
3. I workbot aumentano la produttività
I chatbot sono la porta d’accesso, ma il loro effetto è limitato. I workbot, invece, pianificano, coordinano, documentano e preparano le decisioni.
Un esempio concreto tratto dalla nostra esperienza presso localsearch: internamente utilizziamo una rete di agenti IA che supporta il servizio esterno nel lavoro quotidiano. Questi workbot costruiscono l’impronta digitale di una PMI, creano un gemello digitale dell’azienda, forniscono benchmarking, conoscono contratti e casi dei clienti – e orchestrano tutte queste informazioni quando si prepara un’offerta o si integra un cliente.
Il risultato è misurabile: la produttività delle vendite è aumentata del 22% grazie all’impiego di questi agenti di IA. Non perché le persone digitino più velocemente, ma perché il lavoro è stato riorganizzato.
4. I workbot aumentano la professionalità
Reagire più rapidamente, documentare in modo più accurato, stabilire meglio le priorità, comunicare in modo più coerente: l’IA porta più eccellenza nella vita quotidiana. Secondo l’indice, le aziende svizzere la utilizzano soprattutto per garantire disponibilità 24 ore su 24 (44%) nonché rapidità e qualità (29%).
Professionalità senza dipartimenti di staff: questa è la democratizzazione di cui le PMI hanno bisogno. L’IA rende i piccoli team molto più efficaci se puntano con coerenza sui workbot.
5. La «trappola della macchina da scrivere» come pericolo
La tentazione è forte di utilizzare l’IA solo come segretaria per le e-mail, macchina da scrivere o per redigere i verbali delle riunioni. Si tratta di risultati immediati, ma non modificano in modo sostenibile la competitività delle PMI.
Chi si ferma al prompting, ottimizza il passato. Il passo strategico è il pensiero workbot: quali catene di attività dovrebbero essere automatizzate in futuro? Dove è necessaria la gestione umana? Dove i flussi di lavoro end-to-end creano una vera leva? Il prompting è il riscaldamento, i workbot sono la competizione.
6. Il vantaggio va a chi scala
L’onda dell’IA è arrivata, ma la differenza tra «provare» e «scalare» determina vincitori e vinti. Scalare significa: standard, ruoli, governance, metriche, formazione – e soprattutto l’ancoraggio nel modello operativo. I primi ad arrivare attirano l’attenzione, chi scala guadagna margine. Chi costruisce e scala i workbot diventa infatti più veloce, più preciso e più resiliente – e questo in modo duraturo.
La domanda cruciale per una PMI non è quindi, in definitiva, quale strumento testare dopo. È piuttosto come sarà organizzato il lavoro in futuro – e se con lo stesso team si possa creare più valore.»
Stefano Santinelli, CEO localsearch
